Oggi voglio condividere con voi qualche concetto che ho appreso negli anni. Concetti che potrebbero cambiare radicalmente il modo con cui gestite la vostra attività e le azioni che mettete in campo per far crescere il business e attirare nuovi clienti.
Il Marketing con la M maiuscola funziona sempre
Si sente sempre parlare di realizzazione siti web, visibilità su Google, social media… di digital marketing più in generale, ma sapete una cosa? In realtà queste sono solo delle appendici, dei rami periferici. Alla base di tutto questo c’è il Marketing, quello con la M maiuscola. Il macro contenitore che racchiude tutte queste attività, la regia che guida le decisioni imprenditoriali.
A me piace definirmi un marketer, colui che fa marketing. E no, non è quello che vi vende fumo o vi promette miracoli. È qualcosa di molto più concreto e potente.
Negli anni si sono date tante definizioni per spiegare il marketing. Quella che apprezzo maggiormente, e che vorrei tatuarvi nella mente, è questa:
“Il Marketing è l’insieme delle azioni che si mettono in campo per creare un prodotto o un servizio che risponda perfettamente alle esigenze di un gruppo specifico di persone.”
Stop. Nient’altro.
Non è vendere ghiaccio agli eschimesi. Non è convincere qualcuno a comprare qualcosa di cui non ha bisogno. È creare valore reale per persone reali con problemi reali.
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La Trinità del Successo: Marketing, Comunicazione e Contenuti
Facciamo chiarezza una volta per tutte, perché vedo troppa confusione là fuori.
Il Marketing è il Cervello
È la strategia, la visione d’insieme. È capire chi sono i tuoi clienti, cosa li tiene svegli la notte, quali sono i loro desideri più profondi. È progettare soluzioni che risolvano i loro problemi meglio di chiunque altro.
La Comunicazione è la Voce
È una parte del marketing, non il marketing stesso. È quell’insieme di azioni che si mettono in campo per far sapere a quel gruppo di persone che esiste la soluzione al loro problema.
Mi piace sempre fare questo esempio: è come la gallina che dopo aver covato l’uovo fa “Coccodé”. Non sta urlando a caso. Sta attirando l’attenzione e comunicando al resto del pollaio che ha deposto l’uovo. Ha qualcosa di valore da condividere. Ecco, la comunicazione è il vostro “Coccodé” imprenditoriale.
Il Contenuto è l’Anima del Messaggio
È la sostanza attraverso la quale decidete di comunicare. È il modo in cui raccontate la vostra storia, mostrate il vostro valore, create connessione. Può essere uno spot pubblicitario che emoziona, un articolo che educa, un video che intrattiene, un podcast che ispira.
Ma attenzione: il contenuto deve essere declinato a seconda del canale scelto. Un contenuto per LinkedIn non è un contenuto per TikTok. Un messaggio per email non è un post su Instagram. Ogni canale ha il suo linguaggio, e ignorarlo significa comunicare male e quindi perdere di credibilità.
Come promuovere un Brand tra intelligenza artificiale e multicanalità
Detto questo, arriviamo al cuore della questione. In questa fase di trasformazione veloce e continua – e credetemi, non rallenterà – le piccole aziende e i liberi professionisti come possono non solo sopravvivere, ma prosperare?
1. Ascolto e Monitoraggio del Mercato
Non potete permettervi di navigare a vista. Dovete diventare degli osservatori attenti, quasi ossessivi direi.
Osservate come sta cambiando il vostro mercato di riferimento. Quali sono i trend emergenti? Come stanno evolvendo le preferenze dei vostri consumatori? E soprattutto: cosa stanno facendo i vostri competitor che funziona?
Oggi è molto più facile acquisire queste informazioni. Il mercato parla continuamente, attraverso le piattaforme social, gli approfondimenti di agenzie di statistica, ecc.. Ogni recensione negativa di un competitor è un’opportunità per voi. Ogni lamentela su un forum è un prodotto che aspetta di essere creato. Ogni frustrazione del cliente è un servizio che potete migliorare.
2. L’Arte Nobile del Copiare (Fatto Bene)
Sfatiamo il mito del copiare. Non sempre si può creare un’idea innovativa. Anzi, quasi mai è così, solo una piccolissima percentuale nel mondo inventa qualcosa. E sapete cosa? Va benissimo.
Ma c’è copiare e copiare. Una volta osservato ciò che funziona, potete – anzi, dovete – prendere ispirazione, ma è fondamentale metterci dentro qualcosa di vostro. Personalizzate quell’idea, miglioratela, adattatela al vostro contesto e al vostro target.
L’esempio di Facebook
Facebook vide l’ascesa di un potenziale competitor di nome Instagram. Il board si riunì e vagliò due ipotesi: copiare quella parte di Instagram che stava riscuotendo così tanto successo o inviare un’offerta per acquisire quest’app competitor.
Sapete com’è andata a finire: Facebook acquistò Instagram e questo le ha garantito la leadership del mercato ancora oggi. Ma la storia non finisce qui. Successivamente Facebook (oggi Meta) vide che una nuova app cinese le stava mangiando quote di mercato – TikTok. Era tardi per comprarla e allora cosa fecero? Copiarono la funzionalità che tanto piaceva alle giovani generazioni: i video brevi verticali. Li chiamarono Reels.
Geniale? No. Efficace? Dannatamente sì.
3. Flessibilità e Velocità: Il Vostro Superpotere Nascosto
Una volta osservato il mercato e presa la decisione di cambiare parte del modello di business, bisogna avere una mentalità e una struttura in grado di trasformarsi velocemente.
E qui, cari imprenditori, avete un vantaggio competitivo enorme rispetto ai giganti. Sì, avete letto bene. Un vantaggio.
Prendiamo Google (Alphabet): essendo un’azienda gigantesca, ha messo più tempo per strutturarsi con l’AI Generativa, rispetto a OpenAI con ChatGPT che era una startup con pochi dipendenti e una struttura snella. Mentre Google stava ancora convocando riunioni su riunioni, OpenAI aveva già conquistato il mondo. Ora Google ha già recuperato molto terreno.
La vostra agilità è un’arma. Usatela.
Il mio metodo: i 4 Step per promuovere il tuo Brand
Qualunque sia l’obiettivo da raggiungere e il mercato in cui competere, il marketer dovrebbe partire sempre da uno schema di azioni ben precise.
Io ho codificato queste azioni in 4 step che hanno trasformato aziende mediocri in leader di settore:
Step 1: Migliorare il Prodotto/Servizio
Partire sempre dal migliorare il proprio prodotto o servizio. Questo è sempre il primo passo. Non dopo aver fatto brainstorming in ufficio, ma dopo aver analizzato il mercato. C’è una differenza abissale.
Il vostro prodotto/servizio deve risolvere un problema reale meglio di come lo fa la concorrenza. Se non lo fa, tutto il marketing del mondo non vi salverà.
Cosa significa analizzare il mercato davvero? Significa parlare con i clienti, quelli veri, non con parenti, dipendenti o amici. Significa leggere le proprie recensioni e quelle dei principali competitor – soprattutto quelle negative. Significa testare i prodotti concorrenti come se foste clienti, non come imprenditori che già sanno tutto.
Il 70% dei prodotti che falliscono lo fanno perché risolvono problemi che esistono solo nella testa di chi li ha creati.
E quando dico “migliorare”, non intendo aggiungere funzionalità. A volte migliorare significa togliere, semplificare, rendere più intuitivo. Steve Jobs quando ha inventato lo smartphone è partito da un concetto semplice: eliminare la tastiera fisica e tutte le complicazioni inutili, rendendo più facile l’uso del telefono.
Step 2: Migliorare l’Esperienza del Consumatore
Come secondo step, dobbiamo far in modo che l’esperienza d’uso del prodotto/servizio sia più fluida e piacevole possibile. Dopo aver studiato il target, non dopo aver immaginato chi sia.
Ad esempio AutoScout24 non è stato il primo sito di annunci auto, ma è stato quello che è riuscito a mettere su un servizio migliore, più intuitivo, più affidabile. Anche Airbnb non è stata la prima piattaforma di affitti brevi. Booking esisteva già. Ma Airbnb ha creato un’esperienza diversa e si è specializzata su una nicchia di mercato con esigenze diverse.
Sono state aziende capaci di diventare leader migliorando l’idea di altri, garantendo un’esperienza clienti migliore.
Ma cosa significa “esperienza del consumatore”?
Per quanto riguarda i prodotti, ecco l’esempio dell’iphone di Steve Jobs rende bene l’idea, garantire un’esperienza intuitiva, bel design e l’ottima funzionalità del prodotto. Per quanto riguarda un servizio offerto, immaginate di andare in due bar diversi a prendere un caffè. Stesso caffè, stesso prezzo. In uno, il barista vi ignora, vi serve il caffè sbattendovi il resto sul bancone, e torna a scrollare Instagram. Nell’altro, il barista vi saluta per nome, vi chiede come va, si ricorda che il martedì prendete sempre un cornetto, e mentre prepara il caffè vi racconta una battuta.
Stesso prodotto. Esperienza completamente diversa.
L’esperienza inizia dal primo momento in cui il cliente entra in contatto con voi. Il vostro sito che ci mette 10 secondi a caricarsi? È esperienza. Il modulo contatti con 47 campi obbligatori? È esperienza. La risposta automatica fredda e impersonale? È esperienza. Il pacco che arriva ammaccato? È esperienza.
Ogni singolo touchpoint è un’opportunità per dire al cliente: “Ci teniamo a te” oppure “Ci interessi solo come numero“. E credetemi, i clienti capiscono benissimo quale delle due state comunicando.
Step 3: Comunicare per creare fiducia e acquisire nuovi clienti
Non si tratta solo di attirare l’attenzione. Quello lo fanno tutti. Si tratta di comunicare nel modo più efficace possibile per attirare l’attenzione del pubblico di riferimento e conquistare la loro fiducia. L’obiettivo è quello di convertire la visibilità e quindi i lead in clienti reali. Qui entra in campo la capacità di sviluppare una comunicazione efficace e multicanale, con alla base contenuti di altissima qualità. Il resto lo fa la reputazione online.
L’attenzione dura 3 secondi. La fiducia può durare una vita.
Sapete qual è l’errore più grande che vedo? Imprenditori che urlano “SIAMO I MIGLIORI!” su ogni canale possibile. Ma la fiducia non si costruisce urlando. Si costruisce dimostrando.
Non dite che siete affidabili. Mostrate le recensioni dei clienti. Non dite che siete esperti. Condividete contenuti che lo dimostrano. Non dite che ci tenete ai clienti. Rispondete ai loro messaggi in 2 ore, non in 2 settimane.
E poi c’è la coerenza, santa coerenza. Se sul sito vi presentate come l’azienda super tecnologica e innovativa, e poi per fare un ordine bisogna mandare un fax, abbiamo un problema. Se sui social siete simpatici e alla mano, e poi al telefono sembrate freddi e distaccati, il cliente se ne accorge.
Parlate dei vostri errori. Sì, avete letto bene. Quando sbagliate qualcosa (e succederà), ammettetelo pubblicamente e spiegate come lo risolverete. I clienti non cercano la perfezione. Cercano l’umanità. E l’umanità sbaglia, ma sa chiedere scusa e rimediare. La vulnerabilità strategica crea più fiducia di mille slogan perfetti. Domino’s Pizza ha costruito un impero ammettendo che la loro pizza faceva schifo e promettendo di migliorarla. E l’hanno fatto. Risultato? Sono diventati leader di mercato.
Step 4: Fidelizzare (Il Gioco Infinito)
Conquistare un cliente costa 5 volte di più che mantenerlo. Eppure vedo imprenditori che spendono tutto il budget per acquisire nuovi clienti e zero per coccolare quelli che già hanno.
Fidelizzare significa nutrire continuamente questo rapporto di fiducia, ma non significa mandare una newsletter spam ogni settimana con le vostre offerte. Quello è stalking digitale, non fidelizzazione.
Fidelizzare significa ricordarsi del compleanno del cliente (e no, l’email automatica con lo sconto del 5% non conta). Significa chiamarlo dopo 3 mesi per chiedergli come si trova con il prodotto, senza cercare di vendergli nient’altro. Significa mandargli un contenuto utile che non c’entra niente con quello che vendete, ma che sapete gli interesserà.
Amazon Prime è il masterclass della fidelizzazione. Non ti tengono solo per le spedizioni gratis. Ti danno film, serie TV, musica, storage foto. Creano un ecosistema dal quale è emotivamente difficile uscire. Non perché sei intrappolato, ma perché stai bene.
Il meccanico che vi manda un messaggio prima dell’inverno per ricordarvi di cambiare le gomme. Il ristoratore che vi tiene da parte quella bottiglia di vino che vi piace tanto. Il consulente che vi gira un articolo interessante anche se non lavorate insieme da un anno.
Sono piccoli gesti? Sì. Fanno la differenza? Una differenza abissale.
Il cliente fidelizzato non è solo quello che torna. È quello che diventa il vostro primo sponsor. Quello che vi consiglia agli amici senza che glielo chiediate. Quello che vi difende quando qualcuno parla male di voi. Quello che è disposto a pagare di più perché sa che con voi è in buone mani.
E sapete la cosa più bella? Un cliente fidelizzato ha un lifetime value che è mediamente 3-5 volte superiore a quello di un cliente occasionale. Fate due conti e ditemi se non vale la pena investirci.
La domanda che deve farsi un imprenditore ogni mattina
Mentre vi guardate allo specchio, prima di correre in azienda, fermatevi un secondo e chiedetevi: “Sto facendo marketing o sto solo facendo rumore?”
Perché vedete, in un mondo dove tutti urlano, chi sussurra la cosa giusta all’orecchio giusto vince sempre.
Il marketing non è magia. Non è arte. Non è nemmeno scienza. È buon senso applicato con metodo. È capire le persone prima dei profitti. È creare valore prima di estrarlo.
Se state ancora pensando che il marketing sia quella cosa che fanno le grandi aziende con budget milionari, beh, allora questo articolo non è servito a niente, ma se avete capito che il marketing è semplicemente l’arte di risolvere problemi alle persone giuste nel modo giusto, allora siete già a metà strada verso il successo.
Io ho usato poco il termine Digital Marketing, perchè come ho detto all’inizio alla base di tutto c’è il Marketing, quello con la M maiuscola.
P.S. La prossima volta che qualcuno vi dirà “facciamo un po’ di social media marketing”, chiedetegli prima: “Ok, ma qual è la strategia?” Se non sa rispondere, sapete già tutto quello che c’è da sapere. Firmato Riccardo Binaco.







